lunedì 23 aprile 2012

La totera della signorina G.


Lunedì pomeriggio di fine aprile. La signorina G. ha da poco terminato il suo solitario pasto di mezzodì; si reca nella sua camera da letto con l'intenzione di sedersi diligentemente al computer per lavorare alla ricerca del lavoro futuro. Ogni volta è un'impresa riuscire a modulare motivazioni, umori e aride offerte lavorative. Oggi, tuttavia, ha l'intenzione di usare questo momento per distrarsi, per non pensare al lunedì passato trascorso nel verde e nella tenerezza. 
Una volta dentro il suo nascondiglio non è la scrivania ad attrarla, è la luce che in modo prepotente entra dalla grande finestra della sua stanza che calamita la sua attenzione. Si tratta della luce della primavera, della luce della primavera romana. In altri momenti le avrebbe dato proprio una gran carica, oggi però sembra regalarle nuvole sul suo pallido volto. Perché? 
Perché ferma davanti alla finestra, mentre tenta di rimirare il cielo, i suoi occhi corrono dentro i suoi pensieri e vanno dritti a dei ricordi, alle recenti emozioni. Un volto, un sorriso si staglia tra l'iride e i palazzi romani. Le lacrime intraprendono lentamente la loro salita in direzione del punto di fuga e la totera* si allunga: questo è il momento in cui cerca di unire l'Occidente con l'Oriente, per trovarsi qui e in quel triste cantiere. 
Si concentra la signorina G., vuole che quella totera le consenta di fare arrivare al suo diletto tutto il sostegno di cui è capace. Sa che può farcela, sa che lui può avvertire la sua presenza tra il fango, la fatica e il deserto umano. 
Con quella stessa totera si avvicina al computer affinché non avvenga solo un collegamento spirituale, ma che ci siano anche delle parole a fare da ponte tra le loro vite e i loro sentimenti. Le dita scorrono sui tasti e le emozioni vengono digitalizzate per essere inviate nel giro di pochi secondi in quella terra lontana e a quegli occhi così vicini. Quando il signor G. aprirà la mail vedrà con precisione queste emozioni. E sorriderà guardando la totera della signorina G. 



* nel dialetto del mio diletto indica il broncio.

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