lunedì 13 maggio 2013

Il "vorrei" di Giulia

In paese siamo alle prese con la campagna elettorale per le comunali: si deve eleggere sindaco, giunta, ma soprattutto si devono rinnovare o confermare interessi di vario genere. Il nostro è un comune piccolo, sito in una zona dell'Italia quasi insignificante (la provincia più in provincia dell'Italia, come la definisco io da sempre), eppure riproduce in scala le logiche più bieche che sottendono la gestione della cosa pubblica a livello nazionale. La corsa alle briciole è diventata di anno in anno più spietata (pettegolezzi, sgambetti, corruzione, a momenti si vendono pure mogli e figlie), il cui unico risultato è sotto gli occhi di tutti: ovvero lo spopolamento. Nessuno investe più denaro, sogni, futuro e famiglia; i più preparati (ovvero ragazzi laureati, con esperienza Erasmus o di vita all'estero, e quindi cosmopoliti) scappano in posti più appaganti, lasciando il territorio in mano ai più furbi, che spesso sono anche i più ignoranti, gretti e avidi.
Con l'avvento dei social network il dibattito politico si è fatto ancora più squallido, in quanto gli insulti non volano tra le chiacchiere da bar o di piazza ma restano visibilissimi nei vari post. E' soprattutto la generazione prima della mia, quella che si è mangiata l'intera Italia ad abusarne. Pertanto, il disgusto di giovani e giovanissimi è enorme. 

Vi scrivo il messaggio, presente su uno dei tanti gruppi di dibattito "paesano", di Giulia, studentessa in giurisprudenza, intelligente, preparata, bella ed elegante (tutte doti che mancano ai vari opinion leader locali).


“Vorrei che tu tornassi a brillare, vorrei che il tuo bene e non quello individuale fosse la priorità ,vorrei che la gente potesse non perdere la speranza e continuare a lottare per il suo Paese.”

Ed è proprio quando si è in periodi come questi ,di campagna elettorale, che la passione per il tuo paese torna a sgorgare con prepotenza nelle vene…perché è in periodi come questi che torni a credere che qualcosa possa ”smuoversi “, che si possa cambiare e migliorare, TORNI A SPERARE!

Ma è anche in periodi come questo, che ti viene spesso lo sconforto…senti, leggi ,vedi affermazioni non soltanto di “politicanti” ma di ragazzi tuoi coetanei che non si affrontano su contenuti ma su provocazioni, su slogan e su tifo da stadio per una fazione o l’altra. Persone che pensano di poterti rappresentare ma a cui in realtà non hai mai delegato tale prestigioso compito.

E capisci come il tuo paese sia lo specchio in miniatura della desolante Italia; toccarlo con mano, vi garantisco, è cosa alquanto triste. Menefreghismo, interesse personali e pseudo orientamenti politici riposti “all'occorrenza” nel cassetto. 

Non so cosa il futuro ci riservi, quale sarà il nostro domani, chi di noi continuerà a vivere qui o meno…ma auspico che possano venire meno l’astio e le divisioni, che vi siano sempre opinioni diverse, programmi e progetti differenti, ma che i CONFRONTI possano essere sani, sinceri e COSTRUTTIVI contraddistinti da lealtà intellettuale.

Sono giovane, forse per questo ancora mi illudo che fare politica significhi fare il bene della comunità. Consapevole di ciò voglio continuare a CREDERCI .

“Non soffocate le speranze di noi giovani… lasciateci, quantomeno, SOGNARE!”

venerdì 3 maggio 2013

Che cos'è la tecnologia?



Che cos'è la tecnologia e i pericoli che possono derivarne da un uso eccessivo di essa ci vengono spiegati in questo piccolo trattato sociologico dai miei giovanissimi concittadini.
Bravi e simpatici, meritano visibilità nella grande piazza di internet.

mercoledì 24 aprile 2013

A proposito di concittadini all'estero

Antonio è un mio vecchio amico che vive a Bristol da qualche mese. In questi giorni era nel nostro paesello per una visita ai genitori. Prima di partire ha salutato tutti - soprattutto "casa" - con un post molto bello, che vado a ricopiare.
A proposito proprio di concittadini e di amici all'estero (Partire/Restare).

Aria di casa.

Ascoltare il silenzio della notte
le cicale sdraiato sul letto
l'odore dell'erba bagnata
l'abbraccio di un'amica
la birra con un amico sincero
l'amore di un genitore
la chiacchiera con un conoscente
il caffè nel tuo bar preferito
la musica a palla in macchina
il deserto per strada alle 10 di sera
la confidenza con la tua migliore amica
il consiglio scambiato
il sole caldo
Il cocktail "San Pellegrino" (red)
la lasagna di Carla
il pane di mamma
L'ARIA DI CASA!!


martedì 23 aprile 2013

Un cuore con poca panna

Mi sto inaridendo. Me ne accorgo ogni qualvolta qualcuno mi descrive come tenera, sentimentale, amante dell'happy end, dallo sguardo indulgente, mentre io mi irrigidisco quasi come se mi stessero insultando. Sarà che non riesco a starci nei panni che non sono della mia taglia: se non mi sento bene con una maglietta, me la tolgo senza esitazione. Così accade ultimamente di fronte ai bei sentimenti, mi spoglio sovente di essi. Meglio nuda, triste e arida, piuttosto che ricoperta di gesti e di parole confortanti. 
Pensavo a tutto ciò oggi pomeriggio, allorquando ho terminato Fai bei sogni di Massimo Gramellini, libro consigliato caldamente da molte persone con una bella testa. Al termine della lettura non ho ricavato né entusiasmo né calore. Sul viso avevo stampato un "e quindi?".
Forse sono diventata una lettrice alquanto esigente, che fa pertanto molta fatica a lasciarsi incantare da chi non crea Letteratura ma solo evasione; ne è testimonianza l'entusiasmo con cui ho divorato Franzen a gennaio. Non riesco ad accontentarmi: è questo il punto. Ogni giorno mi trovo a vivere situazioni di compromesso, di adattamento a fatti e persone lontani anni luce dal mio Sé, sicché quando voglio passare nel mondo dell'immaginario esigo, desidero solo ciò che va dal cuore al cervello, e viceversa. 
Dunque, ero quasi certa di essere ormai soltanto una donna con un cuore di marmo ricoperto di un sottile spessore di materiale morbido e luccicoso (tanto che abbaglia e inganna il prossimo), allorché mi sono commossa con questa canzone di Simone Cristicchi. Mi piace, mi emoziona, mi fa piangere senza ritegno. 
Ebbene sì, talvolta anche a me piacciono le cose che inteneriscono gli altri (ovvero quelli non ancora inariditi dalla vita, quelli che insomma vivono veramente).

Dedicata a te.


E innamorarmi ogni giorno di te 
sceglierti ancora, ancora una volta 
e credere insieme che tutto è possibile 
che tutta la vita che abbiamo davanti è facile come scrivere.




E innamorarti ogni giorno di me 
scegliermi ancora, ancora e per sempre 
perché è solo insieme che siamo invincibili 
e tutto l'amore che abbiamo davanti come la mia canzone, 
sarà semplice.

martedì 16 aprile 2013

Essere la stampella dei tuoi sogni

Aska non può molto, non ha molto: può solo essere la stampella dei suoi sogni. Mentre attende che il percorso raggiunga il suo compimento, mentre conta i giorni, i mesi e forse gli anni, mentre prova con tutte le sue forze a fermare quel cuore che trema assieme alla terra su cui lui dimora, mentre sul suo viso si mostrano le conseguenze di troppi pensieri, impara che bisogna saper aspettare rispettando i sogni altrui, i tempi altrui, poiché si è compagne solo quando si riesce ad andare oltre i propri desideri di possesso, oltre i propri calcoli di felicità individuale, al fine di essere solo Quel prezioso, inestimabile, particolare sostegno. E' bene che in questa notte di faticosa nostalgia si ripeta tutto ciò con voce stentorea, nel tentativo di ritrovare proprio il coraggio che lui e soprattutto lei hanno bisogno per sopravvivere...

domenica 14 aprile 2013

Gite scolastiche

Di crisi economica si parla ogni giorno in ogni dove, soprattutto nel nostro dove. Dacché è cominciata tutti, o quasi tutti, abbiamo limato o addirittura eliminato qualcosa appartenente alla voce "spese"; per chi come me non beneficia di un lavoro (perché averne uno che ti occupa un paio di ore a settimana o poco più non è neanche lontanamente definibile lavoro, ma soltanto "sorta di occupazione remunerativa che ti dà l'illusione di vivere la tua età") questo momento di difficoltà economica è un cancro vero e proprio, che di giorno in giorno ti consuma e ti lascia senza speranza per un futuro personale sano.
Quasi inutile che scriva su quanto mi getti nello sconforto sentire i numeri riguardanti la chiusura di aziende e di attività commerciali, soprattutto in relazione alle vite che ci sono dietro ogni singolo dato. C'è una gerarchia di importanza, dove pertanto il fatto che le gite scolastiche stiano risentendo pesantemente della crisi ha una importanza marginale rispetto ai veri drammi. Premesso ciò per non essere tacciata di insensibilità verso le cose reali della vita, vengo al perché del post. 
Sì, apprendere che sempre meno studenti italiani prendano parte ai viaggi di istruzione organizzati dalle scuole mi ha messo tanta tristezza. Sarà perché per me essi sono stati i momenti più belli, più teneri del periodo della scuola. Da adulta ne riconosco l'importanza formativa e culturale, il peso che hanno avuto nella mia crescita. All'epoca, com'è ovvio, erano puro divertimento. 
Erano gli anni '90 e le scuole organizzavano annualmente gite di uno o più giorni, a cui gli studenti partecipavano quasi in massa. Per me e mia sorella era normale aderire, non c'è mai sfiorata l'ipotesi che i nostri genitori non ci dessero la possibilità di andare. Eppure la nostra era una semplice famiglia del ceto medio, con stipendi standard. Oggi probabilmente non sarebbe così scontata, in un'epoca in cui si fanno spese controllate e in cui le gite possono costare molto. La mia vicina di casa, che frequenta la terza media, non potrà andare perché 300 euro sono una somma eccessiva per la sua famiglia. 
Il mio primo viaggio di istruzione è stato proprio in terza media: siamo andati a Ravenna e a Venezia. Fu in quell'occasione che conobbi il mio Stefano. A distanza di così tanti anni ricordo ancora quasi perfettamente il percorso fatto e le risate condivise, così come ricordo tutte le altre: primo liceo Firenze; secondo Parigi e Strasburgo (in pullman! I voli low cost dovevano ancora arrivare); terzo la Sicilia orientale; quarto Verona; quinto Praga (in treno). Ma la più bella in assoluto resta la visita fatta all'acquario di Napoli, facevo la seconda elementare e mi emozionai così tanto alla vista del cavalluccio marino! Il ricordo di quell'emozione è ancora vivido. 
Mi è proprio difficile pensare che si debba sottrarre dall'iter scolastico le gite, è come se si eliminasse una qualsiasi altra materia: sono parte fondamentale del percorso di formazione dei ragazzi. Non a caso la dicitura più corretta è viaggio di istruzione.
Che Paese è diventato il nostro se non dà la possibilità ai suoi giovani cittadini di andare fuori dal proprio mondo per guardare negli occhi l'arte e la Bellezza in compagnia dei propri compagni, lontano dai genitori, tirando tardi la notte tra una risata e una bevuta rubate alla sorveglianza dei professori? E' un Paese triste con una scuola altrettanto triste.

Aprile 1996

sabato 13 aprile 2013

Le notti bianche

Era una notte incantevole, una di quelle notti come ci possono forse capitare solo quando siamo giovani, caro lettore. Il cielo era un cielo così stellato, così luminoso che, guardandolo, non si poteva fare a meno di chiedersi: è mai possibile che esistano sotto un simile cielo persone irritate e capricciose? Questa è pure una domanda giovane, caro lettore, molto giovane, ma che il Signore la mandi più spesso alla vostra anima!

Le notti bianche, Fedor Dostoevskij, 1848.




Che sia sereno il tuo cielo, che sia luminoso e tranquillo il tuo caro sorriso, che tu sia benedetta per quel minuto di beatitudine e di felicità che tu hai dato ad un altro cuore solitario e riconoscente! 
Dio mio, un minuto di beatitudine! Ma è forse poco questo, sia pure per l'intera vita di un uomo?


Le notti bianche, Luchino Visconti,1957.